Il mio rapporto con la bizzarra lingua anglosassone comincia nel lontano passato delle scuole medie, quando l'isegnante di inglese, una delle Signore di Ferro dell'Istituto Suore Sacramentine di Bergamo, cercava disperatamente di inculcarne i principi fondamentali nelle nostre zucche vuote di pre-adolescenti. La professoressa ci faceva studiare lezione su lezione, armata del libro "You!" e dell'incrollabile fede nel principio "prima o poi qualcosa impareranno", ma, probabilmente, non tutto è andato per il verso giusto. L'immagine dell'inglese che mi è rimasta dai tempi della medie è di una lingua un po' effemminata da parlare mentre si sorseggia una tazza di tè con il mignolo in su. Lingua in cui non c'è traccia di parolacce, ovviamente, e che ha un vocabolario piacevolmente ridotto. Che è parlata in un Paese dove i libri stanno sul tavolo e i cani sotto, in cui "Salve" quando ci si incontra e "Addio" quando ci si lascia. Poi sono arrivato qui e ho trovato che la birra sta al posto del tè, che non c'è più nulla di effemminato quando a parlare inglese è un omone di duecento chili, che quando ci si incontra "Tutto bene?" e quando ci si lascia "Salute!" Che per ogni verbo che conoscevo ci sono miriadi di versioni modali con significati tutti diversi, uno per ogni preposizione, quando non ci sono due preposizioni! Poi ci sono i verbi che non conoscevo. E le parolacce: che ci si creda o no, ci sono! Certo non hanno molta fantasia qui, tutto (o quasi) ruota attorno al celebre vaffanculo, trasformato di volta in volta in verbo, aggettivo o sostantivo, ma hanno sviluppato tutta una gamma di parolacce adatte per ogni occasione. Dove sono Ronnie, Jane e Mike, i protagonisti del libro "You!"? Avrei da dirgli due paroline, ne ho imparate di adattissime.
giovedì 25 febbraio 2010
Imparare l'inglese
Il mio rapporto con la bizzarra lingua anglosassone comincia nel lontano passato delle scuole medie, quando l'isegnante di inglese, una delle Signore di Ferro dell'Istituto Suore Sacramentine di Bergamo, cercava disperatamente di inculcarne i principi fondamentali nelle nostre zucche vuote di pre-adolescenti. La professoressa ci faceva studiare lezione su lezione, armata del libro "You!" e dell'incrollabile fede nel principio "prima o poi qualcosa impareranno", ma, probabilmente, non tutto è andato per il verso giusto. L'immagine dell'inglese che mi è rimasta dai tempi della medie è di una lingua un po' effemminata da parlare mentre si sorseggia una tazza di tè con il mignolo in su. Lingua in cui non c'è traccia di parolacce, ovviamente, e che ha un vocabolario piacevolmente ridotto. Che è parlata in un Paese dove i libri stanno sul tavolo e i cani sotto, in cui "Salve" quando ci si incontra e "Addio" quando ci si lascia. Poi sono arrivato qui e ho trovato che la birra sta al posto del tè, che non c'è più nulla di effemminato quando a parlare inglese è un omone di duecento chili, che quando ci si incontra "Tutto bene?" e quando ci si lascia "Salute!" Che per ogni verbo che conoscevo ci sono miriadi di versioni modali con significati tutti diversi, uno per ogni preposizione, quando non ci sono due preposizioni! Poi ci sono i verbi che non conoscevo. E le parolacce: che ci si creda o no, ci sono! Certo non hanno molta fantasia qui, tutto (o quasi) ruota attorno al celebre vaffanculo, trasformato di volta in volta in verbo, aggettivo o sostantivo, ma hanno sviluppato tutta una gamma di parolacce adatte per ogni occasione. Dove sono Ronnie, Jane e Mike, i protagonisti del libro "You!"? Avrei da dirgli due paroline, ne ho imparate di adattissime.
mercoledì 17 febbraio 2010
Allarme!
Avevo già avuto modo di conoscere la flemma inglese, quella capacità di rimanere disciplinati e tranquilli in ogni condizione, ma mi è scappato ugualmente un sorriso notando che molti, nella fretta dell'evacuazione, sono riusciti a mantenere il sangue freddo e a prendere con loro lo stretto indispensabile: la tazza di tè, siamo inglesi, per dio! Me li immagino sul Titanic che affonda: "Prego signore, prima lei!"
giovedì 11 febbraio 2010
Differenze
Sir Alan è l'icona dell'imprenditore di successo, dell'uomo che si è fatto da solo: un po' come Berlusconi, a parte che non si è candidato alle elezioni, che non possiede la maggior parte del mercato pubblicitario e che è più simpatico. Ah, inoltre non ha processi pendenti, non ha avuto uno stalliere mafioso, non è stato beccato con prostitute e minorenni, non è amico di Gheddafi e non ci sono, almeno per ora, dubbi sull'origine delle sue fortune. Ok, adesso che ci penso, forse il paragone con il calcio non era poi così fuori luogo.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)