domenica 4 luglio 2010

Cambio indirizzo

Ai pochi lettori che questo blog può vantare: vi dispiacerebbe continuare a seguirmi a http://applejuzz.wordpress.com/ ?

mercoledì 16 giugno 2010

Esperanto, ma fino a un certo punto

Una volta imparato come si dice bagher o palleggio, la pallavolo è diventata una specie di oasi dove diventa facile comunicare, dove le differenze culturali quasi si azzerano, dove non conta più se a colazione prendi un caffelatte o le uova col bacon. C'è un solo modo di murare l'avversario e c'è un solo modo per esultare dopo. Su tutti i campi del mondo gli allenatori hanno lo stesso sorriso malvagio quando dicono "Ok ragazzi, ripetute. Tutti a fondo campo". Puoi anche non capire cosa ha detto ma glielo leggi in faccia che stai per sputare l'anima. E nel Paese in cui il volante sta inspiegabilmente a destra è quasi un miracolo che in campo si giri dalla stessa parte che nel resto del mondo.
Ma quando rientri negli spogliatoi e vedi che si sono portati la birra sotto la doccia, ti ritorna ben chiaro che va bene la pallavolo, ma sono pur sempre inglesi, loro.

mercoledì 9 giugno 2010

La dura lezione del fantasma formaggino

Essere immigrato italiano nel Regno Unito in trasferta ad Hong Kong potrebbe sembrare complicato, ma per i colleghi cinesi che lavorano nel nostro ufficio di Hong Kong io ero solo uno di quelli che stanno in Europa.
Si vedeva che l'avevano già fatto altre volte: era arrivato il britannico, lo avevano portato in un ristorante e avevano ordinato le cose più strane per poi godersi la sua faccia. Chissà quante volte, dopo altrettanti primi assaggi degli stranieri, hanno chiesto "hai capito cos'è?" con quel sorrisetto superiore che mi sono trovato davanti anche io. Cazzo, ai cinesi piace da matti fare i cinesi, adorano vantarsi di lavorare tanto e di mangiare tutto ciò che ha gambe, salvo i tavoli. Solo che io non sono britannico, è un po' come nelle barzellette: "c'è un inglese, un francese e un italiano..." ovvio chi vince, no?
"Hai capito cos'è?" mi hanno chiesto dopo il primo assaggio, ma le zampe di gallina non potevano impressionarmi visto che mia madre se le sgranocchia allegramente tutte le volte che fa il brodo di pollo. Nemmeno la testa del pesce era riuscita nell'intento, dopo tutte quelle che ho visto ripuilte da mio zio Claudio che è il grande mangiatore di teste di pesce della famiglia. La loro delusione era però destinata a trasformarsi presto in disfatta totale, essendo io lombardo oltre che italiano: la descrizione della trippa, del musetto del maiale nella cassöla e degli uccellini sulla polenta hanno impietosamente chiuso la partita, strappando anche qualche smorfia. Il fantasma formaggino era scappato per molto meno, ma i miei colleghi cinesi non potevano saperlo.

lunedì 10 maggio 2010

Il sole

Vivere in un posto con un tempo come quello inglese significa imparare a venerare un raggio di sole, almeno quanto in un deserto si venera l'ombra di un'oasi. I parchi si popolano di coperte, i tavolini all'aperto di birre, tutti quanti si precipitano fuori ad ammirare questo straordinario evento meteorologico: il sole. E' una necessità, o più probabilmente un riflesso incondizionato.
Ma il fatto è che dicendo "sole", quassù, non si intende necessariamente "caldo" e una splendida giornata di sole può tranquillamente offrire tra i 10 e i 15 miseri gradi centigradi, non proprio una temperatura da spiaggia tropicale, si direbbe. Ma questo può forse impedire ad un britannico di uscire di casa in calzoncini, maglietta e infradito? O di mettersi in costume in spiaggia quando la sabbia è gelida e tu hai quasi freddo con la giacca? Ovviamente no, e perchè mai? C'è il sole!
Anche i bambini partecipano a modo loro all'euforia generale e non importa quanto caldo o quanto freddo faccia, se c'è il sole li vedi sguazzare felici in maglietta e pantaloncini nelle fontane. Un'impresa simile, anche in pieno agosto, sarebbe stata premiata da mia madre con un paio di sberle, perchè "bravo, adesso ti prendi un bel raffreddore, sei contento?" ma le loro madri no, sorridono beate e lasciano fare, forse sanno qualcosa che noi non sappiamo a proposito degli effetti immunizzanti della pancetta fritta a colazione.

mercoledì 17 marzo 2010

Libertà di espressione

Uno dei vantaggi del vivere all'estero è che non capiscono quando dici parolacce. Sembra una cosa da poco, ma dà dipendenza ed è talmente piacevole che potrebbe da solo essere uno dei motivi principali per emigrare. Tutti gli aspiranti emigrati hanno ad un certo punto preso un foglio, l'hanno diviso a metà e hanno elencato i pro e i contro. Ma nessuno, ne sono convinto, ha mai messo nella colonna dei pro, come invece avremmo dovuto tutti fare, il fatto di poter dire parolacce più o meno liberamente. So di non essere l'unico che invoca i santi del paradiso a mezza voce quando in ufficio qualcosa non va, sento che ci sono schiere di italiani all'estero che saraccano senza ritegno protetti dalle differenze linguistiche, forza ammettetelo!
Per questo, se il mio inglese stenta a decollare, il mio italiano si è arricchito di una serie di coloriti intercalari e ormai non mi controllo più: davanti al mio pc in ufficio, per strada quando perdo il pullman, se qualcosa mi casca dalle mani o durante le partite di pallavolo. Dico cose che, in pubblico, non ho mai detto, all'insegna del "tanto chi mi capisce?" Finchè incontri uno che sorridendo ti dice "Italiano?"

mercoledì 10 marzo 2010

Oblio asimmetrico

Il "Zave" è un amico di vecchia data di mio padre, notissmo in paese, lo si vede spesso camminare e lanciare calorosi saluti e larghi sorrisi a destra e a sinistra. Sconosciuto soltanto a chi, al paese, è arrivato "dopo", riserva a questi trapiantati niente più che il banale "buongiorno". Quando una delle volte in cui sono tornato, incontrandolo, mi sono beccato proprio quest'ultimo "buongiorno" ho capito. Ho capito che non c'è simmetria nella lontananza di un emigrato, perchè è lui ad essere fuori posto, la vita degli altri continua uguale. Tu non dimentichi perchè ne va della tua identità, loro, invece, sì. Incontrando un conoscente c'è sempre un momento (più o meno lungo, solitamente in qulache modo proporzionale alla sua età) in cui ti guarda come a dire "E questo chi cazzo è?"
Addirittura mia madre è passata dal chiamarmi due volte alla settimana e lamantarsi perchè non ero io a farlo, al chiamarmi una volta a settimana senza più lamentarsi, al "Ah sei tu! Non mi aspettavo la chiamata" quella volta che chiamo. Perchè ora sono io che chiamo.

domenica 7 marzo 2010

Donne

Una volta, verso l'inizio della mia avverntura inglese, ho visto una mia collega portare degli scatoloni e mi sono offerto di aiutarla. "No grazie ma ci riesco da sola", mi ha risposto e un po' mi sono stupito. D'accordo, in quanto a forza poteva tranquillamente sollevare me, insieme agli scatoloni, ma non è questo il punto per un italiano, no? Il fatto è che per noi ci sono dei ruoli e non parlo solo di quei cafoni maschilisti sciovinisti che noi maschi non siamo altro. Anche le signore italiane, temo, hanno lo stesso problema. Qui si vedono donne spalare la neve, portare la spazzatura, guidare gli autobus, pulire le strade, oltre che fare gli avvocati, i dottori e i politici. Ha più senso parlare di partità così, no? Buona festa della donna a tutte le spalatrici di neve, portatrici di spazzatura, pulitrici di strade, autiste di pullman, avvocati, dottori e politiche che hanno capito cos'è la parità. E a tutte quelle che a volte aprono la porta agli uomini.

giovedì 25 febbraio 2010

Imparare l'inglese

Non è facile ammettere, dopo più di un anno da quando mi sono trasferito qui, che io l'inglese prorpio non lo capisco.
Il mio rapporto con la bizzarra lingua anglosassone comincia nel lontano passato delle scuole medie, quando l'isegnante di inglese, una delle Signore di Ferro dell'Istituto Suore Sacramentine di Bergamo, cercava disperatamente di inculcarne i principi fondamentali nelle nostre zucche vuote di pre-adolescenti. La professoressa ci faceva studiare lezione su lezione, armata del libro "You!" e dell'incrollabile fede nel principio "prima o poi qualcosa impareranno", ma, probabilmente, non tutto è andato per il verso giusto. L'immagine dell'inglese che mi è rimasta dai tempi della medie è di una lingua un po' effemminata da parlare mentre si sorseggia una tazza di tè con il mignolo in su. Lingua in cui non c'è traccia di parolacce, ovviamente, e che ha un vocabolario piacevolmente ridotto. Che è parlata in un Paese dove i libri stanno sul tavolo e i cani sotto, in cui "Salve" quando ci si incontra e "Addio" quando ci si lascia. Poi sono arrivato qui e ho trovato che la birra sta al posto del tè, che non c'è più nulla di effemminato quando a parlare inglese è un omone di duecento chili, che quando ci si incontra "Tutto bene?" e quando ci si lascia "Salute!" Che per ogni verbo che conoscevo ci sono miriadi di versioni modali con significati tutti diversi, uno per ogni preposizione, quando non ci sono due preposizioni! Poi ci sono i verbi che non conoscevo. E le parolacce: che ci si creda o no, ci sono! Certo non hanno molta fantasia qui, tutto (o quasi) ruota attorno al celebre vaffanculo, trasformato di volta in volta in verbo, aggettivo o sostantivo, ma hanno sviluppato tutta una gamma di parolacce adatte per ogni occasione. Dove sono Ronnie, Jane e Mike, i protagonisti del libro "You!"? Avrei da dirgli due paroline, ne ho imparate di adattissime.

mercoledì 17 febbraio 2010

Allarme!

Non era un giorno piovoso come un altro, non era la solita pioggerellina inglese su sfondo grigiastro. Pioveva a dirotto. Quale giorno migliore per l'allarme antincendio, visto che il punto di raccolta è allo scoperto? Così, sotto ombrelli o ripari improvvisati alla meglio con cartellette o giubbini, eccoci tutti raccolti nel parcheggio, mentre arrivano i pompieri con sirene e lampeggianti e la procedura dell'emergenza antincendio si mette in moto dispiegando tutti i suoi 5.35 minuti (medi) di organizzazione.
Avevo già avuto modo di conoscere la flemma inglese, quella capacità di rimanere disciplinati e tranquilli in ogni condizione, ma mi è scappato ugualmente un sorriso notando che molti, nella fretta dell'evacuazione, sono riusciti a mantenere il sangue freddo e a prendere con loro lo stretto indispensabile: la tazza di tè, siamo inglesi, per dio! Me li immagino sul Titanic che affonda: "Prego signore, prima lei!"

giovedì 11 febbraio 2010

Differenze

C'è un programma in TV nel Regno Unito che ha avuto un grandissimo successo, hanno trasmesso la quinta serie l'anno scorso e ce ne sarà una sesta. Un roba grossa, il titolo in italiano suona come l'apprendista, uno di quei programmi di cui tutti parlano il giorno dopo: un po' come il calcio in Italia, solo meno noioso e senza imbecilli che mettono a ferro e fuoco le città. Ah, anche senza corruzione degli arbitri, senza ingaggi milionari, senza il marciume degli sponsor e senza Processo del Lunedì. Ok, ora che ci ripenso non c'entra un cazzo col calcio. Però se ne parla sempre il giorno dopo. E poi genera anche alcuni tormentoni. Tipo "Sei licenziato" che è la frase ad effetto con cui si concludono tutte le puntate, tranne l'ultima che finisce con "Sei assunto!" Insomma, ripeto: una roba grossa. Il fulcro di tutto è il dispotico Signor Alan, un uomo ricco sfondato che ha cominciato come signor nessuno ma che poi s'è comprato la Amstrad, che fa selezione tra una squadra di candidati. Alla fine di ogni puntata, nella quale i concorrenti devono affrontare prove di tipo manageriale, il Signor Alan punta il dito sul più scarso e gli dice "Sei licenziato". L'ultimo che rimane vince un posto da dirigente nella sua azienda. Ma la tanto attesa sesta serie, programmata originariamente per Marzo come le elezioni politiche, è stata rimandata perchè Sir Alan ha assuno un incarico di governo come consigliere economico e, "sebbene lui abbia dichiarato che non considera questa carica come di parte (cioè che non appoggia politicamente il governo, ndr) mandare in onda la trasmissione durante le elezioni potrebbe mettere a rischio l'imparzialità". Quando l'ho letto ho pensato all'amata-odiata Italia e sono ammutolito.
Sir Alan è l'icona dell'imprenditore di successo, dell'uomo che si è fatto da solo: un po' come Berlusconi, a parte che non si è candidato alle elezioni, che non possiede la maggior parte del mercato pubblicitario e che è più simpatico. Ah, inoltre non ha processi pendenti, non ha avuto uno stalliere mafioso, non è stato beccato con prostitute e minorenni, non è amico di Gheddafi e non ci sono, almeno per ora, dubbi sull'origine delle sue fortune. Ok, adesso che ci penso, forse il paragone con il calcio non era poi così fuori luogo.

lunedì 18 gennaio 2010

Le meraviglie di Bristol

Se sei seduto al pub e all'improvviso vedi un po' di persone eccitate che si dirigono verso di te con carta e penna per l'autografo, i casi sono due: o sei famoso oppure sei seduto accanto ad un VIP e non te ne sei accorto. Io ero seduto accanto a (tenetevi forte) Justin Lee Collins. Vi state chiededo "e chi minchia è questo?" Be', me lo sono chiesto anch'io quando, voltandomi, ho visto quell'omone barbuto e sorridente vestito da cow boy lustrinato, ma pare che da queste parti sia una celebrità. Probabilmente, messo a confronto con bristolesi illustri come Paul Dirac e Cary Grant non fa proprio una grande figura ma gli avventori sembravano non preoccuparsene per niente e gli portavano uno dopo l'altro carta e penna per l'autografo.
Io, nel frattempo, me ne stavo seduto proprio di fianco a lui ignorandolo bellamente e mi sentivo un po' come quella volta a Londra in cui ho incontrato Jude Law. Con tutto il rispetto per l'amico Justin.

sabato 5 dicembre 2009

No Berlusconi day

Non è la prima volta che un post in questo blog insulso ha la presunzione di partecipare a qualche evento più serio della blogosfera. Era successo qui, ma anche qui. E la pretesa ancora maggiore è stilistica: l'idea è quella di non cambiare registro. Eccovi quindi un rapido scambio di battute tra me e un mio collega, perfettamente in tema con il No Berlusconi Day del 5 Dicembre e con il blog.
Il mio collega: "Com'è che si chiamava?"
Io: "Chi, il nostro presidente del Consiglio?"
Collega: "Eh, lui"
Io (un po' sorpreso): "Berlusconi, Silvio Berlusconi"
Lui: "Mmmh...", sfregandosi il mento e concentrandosi, "Non è quello delle puttane?"

mercoledì 2 dicembre 2009

Rudimenti di fisica

Tutto andava come al solito sul pullman, finchè il signore distinto che stava leggendo il giornale chiama il tizio seduto dall'altro lato e gli fa segno di togliere le cuffie.
Avremmo tutti dovuto capire che non avrebbe più potuto essere un viaggio facile, visto che il grasso signore distinto stava già mostrando da qualche minuto inequivocabili segni di irrequietezza. Immerso nella lettura del suo giornale ultraconservatore, mugugnava e squoteva la testa da quando era incappato nell'articolo a due pagine contro l'Unione Europea dal titolo "L'Europa ci tiene sotto controllo".
"Abbassa il volume", gli dice, "sento la musica fin qui". L'altro, un po' stupito e un po' irritato, traffica col suo iPod e si rimette le cuffie. Ma si sa, gli ultraconservatori di un certo calibro non son qui a farsi prendere per il naso, nè da un'Unione Europea qualunque nè tantomeno dalle classi inferiori i cui esponenti sono soliti infestare i mezzi pubblici all'ora di punta. Dopo qualche minuto, quindi, il grassone sbotta di nuovo all'indirizzo del disgraziato con le cuffie, dall'altro lato del pullman: "Ora abbassa quella musica, ok? E' da mezz'ora che vengo bombardato con la tua frequenza. Abbassa quella frequenza del cavolo! Se la sento io, la musica, vuol dire che la senti anche tu!"
E' da questo momento che la cosa diventa una discussione di gruppo: "io non la sento la musica", dice la signora seduta accanto al malcapitato; "La signora non la sente!" dice il malcapitato. "Non è lui, è quella ragazza", dice una signorina davanti al ciccione conservatore, che soggiunge: "in questo paese le cose stanno andando a rotoli", probabilmente considerando l'Unione Europea responsabile per una buona parte e le classi inferiori per la restante. "Lei è davvero maleducato" dice qualcuno, "Lei è davvero maleducato" risponde il pachidermico lord con quella voce da presa per il culo tipo "gne gne gne gne". Una ragazza dai lineamenti asiatici e dall'accento 100% british gli dice "E' gente come lei che rovina questo paese", "E' proprio quello che penso io della gente come lei che invade il nostro paese".
Non so come sia finita perchè, schifato, sono sceso due chilometri prima della mia fermata. Tra me e me pensavo: come cavolo si fa a confondere l'Ampiezza con la Frequenza?

Juzzblog

mercoledì 11 novembre 2009

Immigrati in erba

Una ragazza al bancone fa la sua ordinazione, con un inglese pieno di eeeeh... aaaah... ooooh... come solo quello di noi italiani e la commessa risponde qualcosa. Lei quindi si volta verso i suoi genitori e si mette a tradurre tutto, difatti, in italiano. Io sono lì di fianco e faccio la mia ordinazione all'altro commesso, anche la mia tutta piena dei nostri tipici eeeeh... aaaah... ooooh... e lui mi risponde con un accento non propriamente inglese, sebbene con molti meno eeeeh... aaaah... ooooh... Cerco il nome sulla sua divisa: Gianpaolo. In quel metro quadrato cinque persone su sei erano italiane ma tutti ci sforzavamo di parlare inglese ("eeeeh... aaaah... ooooh"), ma Gianpaolo, nel bel mezzo della traduzione della ragazza nell'altra fila, rompe l'incantesimo e incomincia a tradurre in italiano per lei. Un pensiero gentile, si direbbe, solo che noi novelli immigrati abbiamo tutti, chi più chi meno, chi con maggior autocontrollo e chi con molto meno, la sensazione di essere qui per purificare la nostra italianità e per sfuggire ad un provincialismo "pizza e mandolino". A lavare i panni in Tamigi, insomma. Per questo, la ragazza non degna Gianpaolo di più di uno sguardo, un po' offesa perchè è stata in qualche modo riportata a forza nella provincia di pizza e mandolino che le è destinata.
Io gli dico "ma siamo tutti italiani qui!" Lui mi risponde che si, siamo in tanti, ma che vent'anni fa, quando lui è arrivato a Londra, era più facile riconoscersi tra italiani. "Bastava una camicia stirata e capivi al volo che erano italiani". Non so se intendesse dire che gli inglesi hanno imparato a stirarsi le camicie o che dovrei farlo io.

giovedì 15 ottobre 2009

Il mutamento climatico

Nel piccolo dell'inutilità di questo blog, vorrei partecipare a Blog Action Day 2009, che quest'anno ha per tema il mutamento climatico. Blog action invita i blogger a trattare l'argomento dell'anno nel contesto del tema trattato nei loro blog.
Ebbene, sulla mia esperienza inglese a proposito del clima c'è un sacco di roba da dire, come immaginerete, anzi: secchiate di cose da dire.
Noi italiani non sapremo parlare inglese e ignoreremo pure la cultura anglosassone, ma se c'è una cosa che sappiamo bene è che in Inghilterra (ecco, un'altra cosa che non sappiamo è la distinzione tra Regno Unito e Inghilterra) in Inghilterra, dicevo, piove. Ma non è che piove e basta, piove nel modo peggiore possibile, piove a macchia di leopardo, piove nei momenti sbagliati, nella direzione sbagliata, anzi piove a vortici, tanto che non sai mai da che parte girare l'ombrello. Gli Inglesi, quelli veri, anzi più in generale i Britannici, non usano l'ombrello, è semplicemente impossibile. Ma soprattutto piove nella stagione sbagliata.
Per questo motivo quest'anno non posso dire di aver vissuto una vera e propria estate e sono arrivato a settembre con una strana sensazione, un misto di incredulità e insoddisfazione che, fino ad oggi, non avevo messo a fuoco. Abituato ormai da trent'anni, trentuno per i sadici pignoli che si annidano tra di voi, ad avere la "bella stagione" come una boa in mezzo all'anno, ora mi trovo senza un punto di riferimento. Ha piovuto a giugno, luglio ed agosto. Non tutti i giorni eh, ma spesso, tanto spesso da mantenere una temperatura da primavera, non certo da estate. Pare comunque che quest'anno il tempo sia stato eccezionalmente brutto.
Capelli da punk, mole da lottatore di sumo ma animo da artista (è pittore di nudi), il ragazzo che lavora nell'ufficio di fronte al mio non ha dubbi: alla mia domanda un po' preoccupata "ma è sempre così d'estate??" risponde: "No, quest'anno dev'essere stato El Niño".

juzzblog

venerdì 28 agosto 2009

Dolori

Scrivo questo post grazie alla residua mobilità di cui ancora godono le dita delle mani, sebbene anche loro, come bene o male il resto del corpo, soffrano del primo allenamento di pallavolo dopo un anno di fermo assoulto.
Da un po' avevo il dubbio che il mio fisico si fosse un filo afflosciato (vedi questo vecchio post) ma solo un'idea vaga della portata dell'inflaccidimento, di cui, comunque, ho avuto piena coscienza non più di dieci minuti dall'inizio dell'allenamento. E la verità fa male, è proprio il caso di dirlo.
Nel gruppo ci saranno si e no tre inglesi, per il resto il gruppo vede la presenza di mezza Europa: greci, olandesi, italiani e polacchi. L'enclave polacca, in particolare, è una valanga di parolacce e pallonate proveniente ad occhio e croce da una serie C o superiore, credo sia la prima volta che certe cose avvengono nello stesso campo in cui gioco io e avrei anche potuto godermi di più lo spettacolo se il processo di legnificazione muscolare non avesse preso tanto precocemente il sopravvento.

sabato 1 agosto 2009

Venerdì sera all'inglese

"Ma Berghèm de hura o de hota?"
Non era esattamente quello che mi aspettavo di sentirmi dire in un venerdì sera all'inglese... ma tant'è: Massimiliano di Firenze era lì, nello stesso pub dove sono finito con alcuni colleghi venerdì scorso.
Se c'è una cosa che ho capito abbastanza presto è che tra colleghi, in Inghilterra, non c'è una grande confidenza. Tutti gentili, eh, per carità (almeno i miei, di colleghi), ma in Italia di solito si organizzano uscite tra colleghi (gli odiati aperitivi di Milano, per esempio) molto più di frequente.
Così, quando la settimana scorsa, dopo otto mesi di irreale silenzio, qualche impavido ha mandato una mail per organizzare un uscita tra colleghi, ho subito accettato. Un non proprio nutrito gruppo di quattro persone ha prontamente aderito all'iniziativa, per il resto la mail è stata bellamente ignorata per una settimana, salvo poi accampare le scuse più banali all'ultimo momento. Ok, meglio soli che male accompagnati, no?
E così comincia la mia unica serata di vita sociale con i colleghi in otto lunghi mesi, nella quale ho sperimentato, in prima persona, come sia il tipico venerdì sera all'inglese. Si beve un bicchiere in un bar, poi si cambia locale e se ne ordina un altro e così via, il tutto rigorosamente stando in piedi nei pressi del bancone. Considerando che la serata è cominciata attorno alle otto di sera (e, tra l'altro, non sono mica tanto puntuali, questi inglesi) alle undici e mezza mi ero già rotto i maroni di stare in piedi!
Io non so, ma ci deve essere lo zampino della genetica e probabilmente da queste parti sono dotati di una vescica urinaria molto più sviluppata della nostra, vuoi per capienza, vuoi per capacità contenitiva. Ad ogni ordinazione parte una pinta di birra o bene che vada un bicchierozzo di qualcosa, anche non leggero, ma di certo non la modica quantità e nonostante questo non hanno mai bisogno del bagno.
Io, che a metà serata avevo già visitato le toilette di tutti i posti dove siamo entrati, ho cambiato strategia e ho ordinato una tequila, tanto per ridurre i liquidi ingeriti. Mi hanno guardato come un alieno. Uno mi ha detto "ah, tu sei uno di quelli che bevono da alternativi", come potevo spiegargli la storia del cesso? Non mi sembrava elegante!
Poi la serata è finita, non tanto tardi che qui non si usa, diciamo che sarà stata mezzanotte (e diciamo anche che io sono stato il primo ad andare via, che nemmeno io uso molto) e io mi sono incamminato verso casa, sotto la tipica pioggerellina inglese, dopo un tipico venerdì sera inglese, con il desiderio, disperato di nuovo, di arrivare al bagno.

martedì 14 luglio 2009

Parentesi

Anche se questo blog ha come missione parlare di cose stupide, aderisco alla protesta contro la legge Alfano, detta 'bavaglio'. Saluti.

mercoledì 24 giugno 2009

Disservizi

Domenica mattina, stazione dei pullman di Bristol.
Attendo con ansia l'arrivo del pullman per Portishead, la ridente località sul fangoso canale di Bristol che ha dato il nome al famoso gruppo musicale. Per chi accogliesse questa puntualizzazione con sorriso sarcastico, sottolineo che non è affatto poco. Tutte le altre ridenti località che si affacciano sul canale di Bristol, infatti, si possono fregiare del solo attributo fangoso.
Comunque, ad un certo punto il pullman arriva e io faccio per salire quando l'autista mi ferma e dice di aspettare, qualcosa non va nel pullman. O cazzo, penso io, sono finito! E' domenica mattina (neanche tanto avanzata, sapete come sono fatto: amo partire presto), come si fa a riparare un guasto? Mi toccherà aspettare il pullman dopo, penso, poi l'autista sparisce. Quando ricompare apprendo che il guasto è il tergicristallo che non è in posizione e, seppur con cautela perchè non so mai se capisco esattamente quello che mi dicono, ricomincio a sperare di partire in orario: in fondo chi se ne frega di un tergicristallo per un viaggio di 40 minuti se non piove? Tra l'altro, chi l'ha mai saputo come si dice tergicristallo in inglese? Però la mimica era chiarissima, non poteva che trattarsi del tergicristallo, quindi tutti a bordo? - gli chiedo con un cenno. No. Nel Regno Unito non funziona così, se il tergicristallo non va, il pullman non funziona correttamente, logica conseguenza di ciò è l'avvio della procedura prevista in caso di guasto. Mi è stato chiaro solo in seguito perchè si possono permettere di essere fastidiosamente pignoli: non curante del fatto che la domenica è il giorno del signore e che, bene che vada, sono le nove e mezza del mattino, dopo pochi minuti arriva il furgoncino delle riparazioni con il suo bravo omino preposto alle riparazioni. Ero stupefatto, ma non era ancora niente. Nella mia carriera di pendolare sulla linea Bergamo-Milano, di omini preposti ne ho visti uno sterminio (sebbene non alle nove e mezza della domenica mattina) e questo, sistematicamente dico, non ha mai voluto dire un cazzo.
Quando ho visto il meccanico infilarsi i guanti e mettersi a lavorare, ho capito che avrebbe davvero potuto succedere qualsiasi cosa, era una specie di segno messianico per il pendolare che è in me, ero ormai pronto a vedere ogni meraviglia, immaginabile o no, materializzarsi davanti ai miei occhi. E le meraviglie sono effettivamente avvenute: l'autista che aiuta il meccanico, nessuno che urla a non si sa bene chi "Gennààààà cum'è che sa sssshvita stu cazz'e bbullone?" e non da ultimo i pezzi di ricambio necessari che sono già dentro al furgone. Certo il pullman è partito in ritardo, ma con solo venti minuti di ritardo, certo l'italiano che è in me forse non capirà mai fino in fondo la necessità di cambiare il tergicristallo, ma sono qui anche per imparare.
Ah, le immagini della gita che alla fine ho potuto fare:

Il primo post dal cellulare

Questo è il primo post dal cellulare, vediamo come viene. Ci metto pure una foto, via! Mi voglio rovinare!