giovedì 19 marzo 2009

Crisi di un supposto chef

Andava tutto bene: carbonara con bacon britannico, canederli con formaggio cheddar, risotto con speck e mele inglesi, polenta con uovo all'occhio di bue e bacon fritto e perfino pasta di marca Somerset. Andava tutto bene, l'integrazione dei prodotti locali nei miei cavalli di battaglia culinari procedeva a gonfie vele facendo crescere il mio ego di chef di giorno in giorno. Sarebbe tutto perfetto se il sottoscritto supposto chef non avesse sempre, costantemente e miseramente fallito con la bistecca. Porca vacca (imprecazione scelta con cura), una semplice e stupida bistecca, niente di che, non sto mica parlando di un souffle': la bistecca! Le ho provate tutte: sottile, alta, British, Irish, a secco in padella, con burro, olio, a fiamma viva o a fuoco piu' dolce, appena comprata o lasciata in frigo un giorno, battuta o meno, ben cotta o al sangue, comprata da Sainsbury, Tesco o Somerset. Niente: viene sempre dura e asciutta come suola di scarpa.
Io... io sono in crisi, non so piu' chi sono e il dubbio piu' grande della mia vita sta affiorando sempre piu' chiaramente: e se, dopo tanto tirarsela, in realta' non sapessi cucinare?

sabato 28 febbraio 2009

Lavaggio del cervello globalizzato

Siamo tutti condannati a vedere la stessa merda, non c'è scampo. Pensavo di essere sfuggito al grande fratello, ai talk show della Maria de Filippi e a Chi vuol essere milionario. Ero poi certo che nè Pacchi delle 8 di sera nè Forum, nè la Prova del cuoco nè l'anello debole di Papi avrebbero potuto turbare di nuovo il mio equilibrio psichico. Invece, cazzo, ci sono tutti e si ha davvero l'impressione che guardiamo tutti la stessa merda, in televisione. Non ho la televisione a casa, per fortuna, ma devo lavorare con la televisione accesa quasi sempre e non posso fare a meno di notare che i programmi sono gli stessi, con alcune sorprendenti differenze. Per esempio l'inflazionata Antonellina Clerici è un nero grande e grosso e poi non ci sono ne l'odiosa Anna Moroni nè "corvo bianco" Bigazzi. Per forza non ci sono, prova tu a rompere i maroni come fanno loro al conduttore con "ti sei lavata le mani, tesoro" e "ma Antonellina, l'ovo va solo girato", quando il conduttore è una specie di Tyson. Forse c'erano all'inizio, ma sono morti.

martedì 3 febbraio 2009

Puntualità inglese

Vento gelido, temperature polari e 5 centimetri di neve hanno fermato tutto. E quando dico tutto... autobus e treni non funzionano, le scuole sono chiuse, non faceva così freddo tipo da vent'anni. "Dai, smettiamo di funzionare", devono aver pensato i miei caloriferi, "quale giorno migliore?" Con un tempismo eccezionale, infatti, il mio riscaldamento ha smesso di funzionare insieme al resto dell'Inghilterra, gli unici segni di vita erano la ventola che non smetteva di girare e la beffarda luce verde del "Vaaaai tranquillo, è tutto a posto!" Tra colorite bestemmie e altre più generiche imprecazioni come unica fonte di riscaldamento, mi sono messo ad analizzare la situazione, con la relativa tranquillità del softwarista "che tanto al massimo resettiamo e va tutto a posto". Dopo qualche minuto di ricerca, però, in preda ad una specie di terrore incredulo, mi sono dovuto arrendere all'evidenza che non c'era traccia di un interruttore nel raggio di due metri attorno alla caldaia.
Tutto è bene quel che finisce bene, comunque: il buon senso inglese prevede che l'interruttore per spegnere la caldaia debba trovarsi dietro l'armadio della camera a fianco.

venerdì 23 gennaio 2009

E non abbiam bisogno di parole

Alla mattina arrivo presto al lavoro e non è detto che ci sia già qualcuno in ufficio per cui capita che sia io a dover aprire e quindi, che sia io a dover chiedere le chiavi in reception. I primi giorni, completo di sorriso di cortesia, partivo con una frase tutta fatta bene, equipaggiata con tutti i suoi bei soggetti, verbi coniugati e complementi. Impiegandoci 20 minuti a raggiungere l'ufficio da casa, avevo tutto il tempo per prepararla. Chiedi oggi, chiedi domani, l'usciere ha cominciato a rispondermi prima ancora che finissi la frase, sebbene preparata con tanta cura lungo il percorso. Hanno già preso le chiav... Qualcuno ha preso l... C'è già qualc... Chiav... Giorno per giorno, il colloquio si è accorciato sempre di più, ovviamente senza mai perdere la classica britannica cordialità. Ed è così che da qualche giorno, la gente assiste ad un surreale colloquio silenzioso tra uno strano tipo che, sorridendo, punta il dito in alto e l'usciere che, da dietro il banco, gli risponde annuendo e sorridendo a sua volta.

domenica 11 gennaio 2009

Informazioni di servizio

Visto che il numero di lettori (nominali) del blog ha ormai raggiunto la stratosferica cifra di quattro, è il momento che sappiate che:

1) i post possono ora essere commentati da tutti, senza log in
2) se qualcuno ha un news reader, può aggiungere questo indirizzo per avere notifiche di nuovi post: http://applejuzz.blogspot.com/feeds/posts/default

Ci starebbe bene un punto numero tre ma è da mezz'ora che lo cerco e non mi viene, quindi mi fermo qui.

L'importanza di chiamarsi Sergio

Ok, forse non sono la persona più tollerante di questo pianeta, ma non pensavo che questo avrebbe mai potuto essere un problema: il mio nome. Il fatto è che qui non è che dicono Sergio (con 5 suoni di cui due vocali: 's', 'e', 'r', 'g' morbida e 'o'), no, qui mi chiamano sörgijou. Che non riesco nemmeno a scriverlo con la maiuscola davanti, perchè che cazzo è, un nome?? Vedi? Già viene fuori tutta l'intolleranza che ho maturato in questo mese nel regno di Elisabetta II. Dicevo, comunque, che non pensavo potesse essere un problema ma lo è e non credo nemmeno che sia solo una roba mia, è un fatto di identità, prova te a sentirti chiamare in un modo sbagliato per un mese e da tutti, impazzisci! E non cominciamo con il solito relativismo "non puoi dire che sia sbagliato, in fondo è il loro modo di pronunciarlo". Eh no, qui si tratta di me, capito? Io sono affezionato al mio nome e sono abbastanza (ancora) certo che non sia affatto sörgijou ma Sergio. Magari con quella bella e aperta di noi lombardi: Sèrgio. Aaah che figata!

domenica 4 gennaio 2009

Capodanno col Gibo



Io e il prode Gibo siamo approdati a Londra verso le dieci e mezza della sera dell'ultimo e ci siamo subito gettati nel fiume di persone dirette a Westminster per vedere i fuochi d'artificio. Per prima cosa, delusione per la mitica puntualità inglese: sul maxi schermo il conto alla rovescia segnava ancora meno dieci quando il grande Beniamino (ma si dai, l'orologio del campanile di Westminster) ha cominciato a suonare e sono partiti i tanto attesi fuochi d'artificio. Certo per noi fortunati che abbiamo assistito a quelli di Paderno non è che sia stata proprio una grossa sorpresa, ma tutto sommato non erano male (* per i seriatesi che non l'avessero notato il sarcasmo, l'ultimo periodo era una battuta).
Finiti i fuochi, siamo abbiamo scelto uno dei fiumi di persone che lasciavano la piazza e abbiamo cominciato a girare per la città, adottando l'ormai consunta tecnica della fotografia per attaccare bottone: "scusa, ci fai una foto?" Certo poi ti capita che non hai visto che il gruppo di ragazze è seguito da un gruppo di ragazzi (di numero uguale) e allora poi questi (che probabilmente le hanno abbordate un istante prima dicendo "scusa, ci fate una foto?") capiscono che non è la foto che ti importa e allora ti raggiungono e ti chiedono "scusa, adesso ci fai tu una foto tutti insieme?" e tu sei costretto ad immortalarli con le loro prede. Ed è così che io e il Gibo ci siamo ritrovati con un mare di foto di noi due.
Alla fine ci siamo ritrovati in un bar ad aspettare che Cinzia finisse di lavorare e che ci portasse a casa sua, dove avremmo passato la notte: erano circa le due. Mentre ero al bancone per ordinare due birre, sono stato avvicinato da un tizio con un accento strano che ha esordito dicendo "credi nell'amore?" Dopo pochi istanti ha sfoderato la sua tesi filosofica completa: "sai, la scienza è fede, Dio è amore, quindi la scienza è amore". Non gli ho nascosto il mio scetticismo, ma lui non accusando particolarmente il colpo si è messo a parlare col barista, come se niente fosse.
Il giorno dopo naturalmente stavo male. Sarà stato un po' perchè non sono un grade bevitore e un po' perchè faceva freddo, sta di fatto che ho inaugurato l'anno nuovo con frequenti visite al cesso e una lunga degenza a letto, mentre sentivo, Gibo, Cinzia e gli altri suoi coinquilini ridere e scherzare dall'alltra parte del muro.
Alla sera ci siamo rimessi in cammino, alla volta di Bristol, accompagnati da Cinzia, il nostro Virgilio nel dedalo di pullman e metro che separano casa sua dalla stazione dei treni. Di questa parte dell'esperienza londinse rimmarrà nella storia la lapidaria diagnosi di Cinzia al Gibo, dopo l'ennesima sua risposta "eeeeehm... per me è uguale, quello che vuoi tu va bene", Cinzia, lapidaria, ha sentenziato: "Gibo, tu sei affetto dalla sindrome di Mamma Papera". So che Gilberto non ama questa battuta, ma tanto lui non legge il blog!!