Io, nel frattempo, me ne stavo seduto proprio di fianco a lui ignorandolo bellamente e mi sentivo un po' come quella volta a Londra in cui ho incontrato Jude Law. Con tutto il rispetto per l'amico Justin.
lunedì 18 gennaio 2010
Le meraviglie di Bristol
Io, nel frattempo, me ne stavo seduto proprio di fianco a lui ignorandolo bellamente e mi sentivo un po' come quella volta a Londra in cui ho incontrato Jude Law. Con tutto il rispetto per l'amico Justin.
sabato 5 dicembre 2009
No Berlusconi day
Il mio collega: "Com'è che si chiamava?"
Io: "Chi, il nostro presidente del Consiglio?"
Collega: "Eh, lui"
Io (un po' sorpreso): "Berlusconi, Silvio Berlusconi"
Lui: "Mmmh...", sfregandosi il mento e concentrandosi, "Non è quello delle puttane?"
mercoledì 2 dicembre 2009
Rudimenti di fisica
Avremmo tutti dovuto capire che non avrebbe più potuto essere un viaggio facile, visto che il grasso signore distinto stava già mostrando da qualche minuto inequivocabili segni di irrequietezza. Immerso nella lettura del suo giornale ultraconservatore, mugugnava e squoteva la testa da quando era incappato nell'articolo a due pagine contro l'Unione Europea dal titolo "L'Europa ci tiene sotto controllo".
"Abbassa il volume", gli dice, "sento la musica fin qui". L'altro, un po' stupito e un po' irritato, traffica col suo iPod e si rimette le cuffie. Ma si sa, gli ultraconservatori di un certo calibro non son qui a farsi prendere per il naso, nè da un'Unione Europea qualunque nè tantomeno dalle classi inferiori i cui esponenti sono soliti infestare i mezzi pubblici all'ora di punta. Dopo qualche minuto, quindi, il grassone sbotta di nuovo all'indirizzo del disgraziato con le cuffie, dall'altro lato del pullman: "Ora abbassa quella musica, ok? E' da mezz'ora che vengo bombardato con la tua frequenza. Abbassa quella frequenza del cavolo! Se la sento io, la musica, vuol dire che la senti anche tu!"
E' da questo momento che la cosa diventa una discussione di gruppo: "io non la sento la musica", dice la signora seduta accanto al malcapitato; "La signora non la sente!" dice il malcapitato. "Non è lui, è quella ragazza", dice una signorina davanti al ciccione conservatore, che soggiunge: "in questo paese le cose stanno andando a rotoli", probabilmente considerando l'Unione Europea responsabile per una buona parte e le classi inferiori per la restante. "Lei è davvero maleducato" dice qualcuno, "Lei è davvero maleducato" risponde il pachidermico lord con quella voce da presa per il culo tipo "gne gne gne gne". Una ragazza dai lineamenti asiatici e dall'accento 100% british gli dice "E' gente come lei che rovina questo paese", "E' proprio quello che penso io della gente come lei che invade il nostro paese".
Non so come sia finita perchè, schifato, sono sceso due chilometri prima della mia fermata. Tra me e me pensavo: come cavolo si fa a confondere l'Ampiezza con la Frequenza?
Juzzblog
mercoledì 11 novembre 2009
Immigrati in erba
Io gli dico "ma siamo tutti italiani qui!" Lui mi risponde che si, siamo in tanti, ma che vent'anni fa, quando lui è arrivato a Londra, era più facile riconoscersi tra italiani. "Bastava una camicia stirata e capivi al volo che erano italiani". Non so se intendesse dire che gli inglesi hanno imparato a stirarsi le camicie o che dovrei farlo io.
giovedì 15 ottobre 2009
Il mutamento climatico
Nel piccolo dell'inutilità di questo blog, vorrei partecipare a Blog Action Day 2009, che quest'anno ha per tema il mutamento climatico. Blog action invita i blogger a trattare l'argomento dell'anno nel contesto del tema trattato nei loro blog.
Ebbene, sulla mia esperienza inglese a proposito del clima c'è un sacco di roba da dire, come immaginerete, anzi: secchiate di cose da dire.
Noi italiani non sapremo parlare inglese e ignoreremo pure la cultura anglosassone, ma se c'è una cosa che sappiamo bene è che in Inghilterra (ecco, un'altra cosa che non sappiamo è la distinzione tra Regno Unito e Inghilterra) in Inghilterra, dicevo, piove. Ma non è che piove e basta, piove nel modo peggiore possibile, piove a macchia di leopardo, piove nei momenti sbagliati, nella direzione sbagliata, anzi piove a vortici, tanto che non sai mai da che parte girare l'ombrello. Gli Inglesi, quelli veri, anzi più in generale i Britannici, non usano l'ombrello, è semplicemente impossibile. Ma soprattutto piove nella stagione sbagliata.
Per questo motivo quest'anno non posso dire di aver vissuto una vera e propria estate e sono arrivato a settembre con una strana sensazione, un misto di incredulità e insoddisfazione che, fino ad oggi, non avevo messo a fuoco. Abituato ormai da trent'anni, trentuno per i sadici pignoli che si annidano tra di voi, ad avere la "bella stagione" come una boa in mezzo all'anno, ora mi trovo senza un punto di riferimento. Ha piovuto a giugno, luglio ed agosto. Non tutti i giorni eh, ma spesso, tanto spesso da mantenere una temperatura da primavera, non certo da estate. Pare comunque che quest'anno il tempo sia stato eccezionalmente brutto.
Capelli da punk, mole da lottatore di sumo ma animo da artista (è pittore di nudi), il ragazzo che lavora nell'ufficio di fronte al mio non ha dubbi: alla mia domanda un po' preoccupata "ma è sempre così d'estate??" risponde: "No, quest'anno dev'essere stato El Niño".
juzzblog
Ebbene, sulla mia esperienza inglese a proposito del clima c'è un sacco di roba da dire, come immaginerete, anzi: secchiate di cose da dire.
Noi italiani non sapremo parlare inglese e ignoreremo pure la cultura anglosassone, ma se c'è una cosa che sappiamo bene è che in Inghilterra (ecco, un'altra cosa che non sappiamo è la distinzione tra Regno Unito e Inghilterra) in Inghilterra, dicevo, piove. Ma non è che piove e basta, piove nel modo peggiore possibile, piove a macchia di leopardo, piove nei momenti sbagliati, nella direzione sbagliata, anzi piove a vortici, tanto che non sai mai da che parte girare l'ombrello. Gli Inglesi, quelli veri, anzi più in generale i Britannici, non usano l'ombrello, è semplicemente impossibile. Ma soprattutto piove nella stagione sbagliata.
Per questo motivo quest'anno non posso dire di aver vissuto una vera e propria estate e sono arrivato a settembre con una strana sensazione, un misto di incredulità e insoddisfazione che, fino ad oggi, non avevo messo a fuoco. Abituato ormai da trent'anni, trentuno per i sadici pignoli che si annidano tra di voi, ad avere la "bella stagione" come una boa in mezzo all'anno, ora mi trovo senza un punto di riferimento. Ha piovuto a giugno, luglio ed agosto. Non tutti i giorni eh, ma spesso, tanto spesso da mantenere una temperatura da primavera, non certo da estate. Pare comunque che quest'anno il tempo sia stato eccezionalmente brutto.
Capelli da punk, mole da lottatore di sumo ma animo da artista (è pittore di nudi), il ragazzo che lavora nell'ufficio di fronte al mio non ha dubbi: alla mia domanda un po' preoccupata "ma è sempre così d'estate??" risponde: "No, quest'anno dev'essere stato El Niño".
juzzblog
venerdì 28 agosto 2009
Dolori
Da un po' avevo il dubbio che il mio fisico si fosse un filo afflosciato (vedi questo vecchio post) ma solo un'idea vaga della portata dell'inflaccidimento, di cui, comunque, ho avuto piena coscienza non più di dieci minuti dall'inizio dell'allenamento. E la verità fa male, è proprio il caso di dirlo.
Nel gruppo ci saranno si e no tre inglesi, per il resto il gruppo vede la presenza di mezza Europa: greci, olandesi, italiani e polacchi. L'enclave polacca, in particolare, è una valanga di parolacce e pallonate proveniente ad occhio e croce da una serie C o superiore, credo sia la prima volta che certe cose avvengono nello stesso campo in cui gioco io e avrei anche potuto godermi di più lo spettacolo se il processo di legnificazione muscolare non avesse preso tanto precocemente il sopravvento.
sabato 1 agosto 2009
Venerdì sera all'inglese
"Ma Berghèm de hura o de hota?"Non era esattamente quello che mi aspettavo di sentirmi dire in un venerdì sera all'inglese... ma tant'è: Massimiliano di Firenze era lì, nello stesso pub dove sono finito con alcuni colleghi venerdì scorso.
Se c'è una cosa che ho capito abbastanza presto è che tra colleghi, in Inghilterra, non c'è una grande confidenza. Tutti gentili, eh, per carità (almeno i miei, di colleghi), ma in Italia di solito si organizzano uscite tra colleghi (gli odiati aperitivi di Milano, per esempio) molto più di frequente.
Così, quando la settimana scorsa, dopo otto mesi di irreale silenzio, qualche impavido ha mandato una mail per organizzare un uscita tra colleghi, ho subito accettato. Un non proprio nutrito gruppo di quattro persone ha prontamente aderito all'iniziativa, per il resto la mail è stata bellamente ignorata per una settimana, salvo poi accampare le scuse più banali all'ultimo momento. Ok, meglio soli che male accompagnati, no?
E così comincia la mia unica serata di vita sociale con i colleghi in otto lunghi mesi, nella quale ho sperimentato, in prima persona, come sia il tipico venerdì sera all'inglese. Si beve un bicchiere in un bar, poi si cambia locale e se ne ordina un altro e così via, il tutto rigorosamente stando in piedi nei pressi del bancone. Considerando che la serata è cominciata attorno alle otto di sera (e, tra l'altro, non sono mica tanto puntuali, questi inglesi) alle undici e mezza mi ero già rotto i maroni di stare in piedi!
Io non so, ma ci deve essere lo zampino della genetica e probabilmente da queste parti sono dotati di una vescica urinaria molto più sviluppata della nostra, vuoi per capienza, vuoi per capacità contenitiva. Ad ogni ordinazione parte una pinta di birra o bene che vada un bicchierozzo di qualcosa, anche non leggero, ma di certo non la modica quantità e nonostante questo non hanno mai bisogno del bagno.
Io, che a metà serata avevo già visitato le toilette di tutti i posti dove siamo entrati, ho cambiato strategia e ho ordinato una tequila, tanto per ridurre i liquidi ingeriti. Mi hanno guardato come un alieno. Uno mi ha detto "ah, tu sei uno di quelli che bevono da alternativi", come potevo spiegargli la storia del cesso? Non mi sembrava elegante!
Poi la serata è finita, non tanto tardi che qui non si usa, diciamo che sarà stata mezzanotte (e diciamo anche che io sono stato il primo ad andare via, che nemmeno io uso molto) e io mi sono incamminato verso casa, sotto la tipica pioggerellina inglese, dopo un tipico venerdì sera inglese, con il desiderio, disperato di nuovo, di arrivare al bagno.
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