domenica 7 marzo 2010

Donne

Una volta, verso l'inizio della mia avverntura inglese, ho visto una mia collega portare degli scatoloni e mi sono offerto di aiutarla. "No grazie ma ci riesco da sola", mi ha risposto e un po' mi sono stupito. D'accordo, in quanto a forza poteva tranquillamente sollevare me, insieme agli scatoloni, ma non è questo il punto per un italiano, no? Il fatto è che per noi ci sono dei ruoli e non parlo solo di quei cafoni maschilisti sciovinisti che noi maschi non siamo altro. Anche le signore italiane, temo, hanno lo stesso problema. Qui si vedono donne spalare la neve, portare la spazzatura, guidare gli autobus, pulire le strade, oltre che fare gli avvocati, i dottori e i politici. Ha più senso parlare di partità così, no? Buona festa della donna a tutte le spalatrici di neve, portatrici di spazzatura, pulitrici di strade, autiste di pullman, avvocati, dottori e politiche che hanno capito cos'è la parità. E a tutte quelle che a volte aprono la porta agli uomini.

giovedì 25 febbraio 2010

Imparare l'inglese

Non è facile ammettere, dopo più di un anno da quando mi sono trasferito qui, che io l'inglese prorpio non lo capisco.
Il mio rapporto con la bizzarra lingua anglosassone comincia nel lontano passato delle scuole medie, quando l'isegnante di inglese, una delle Signore di Ferro dell'Istituto Suore Sacramentine di Bergamo, cercava disperatamente di inculcarne i principi fondamentali nelle nostre zucche vuote di pre-adolescenti. La professoressa ci faceva studiare lezione su lezione, armata del libro "You!" e dell'incrollabile fede nel principio "prima o poi qualcosa impareranno", ma, probabilmente, non tutto è andato per il verso giusto. L'immagine dell'inglese che mi è rimasta dai tempi della medie è di una lingua un po' effemminata da parlare mentre si sorseggia una tazza di tè con il mignolo in su. Lingua in cui non c'è traccia di parolacce, ovviamente, e che ha un vocabolario piacevolmente ridotto. Che è parlata in un Paese dove i libri stanno sul tavolo e i cani sotto, in cui "Salve" quando ci si incontra e "Addio" quando ci si lascia. Poi sono arrivato qui e ho trovato che la birra sta al posto del tè, che non c'è più nulla di effemminato quando a parlare inglese è un omone di duecento chili, che quando ci si incontra "Tutto bene?" e quando ci si lascia "Salute!" Che per ogni verbo che conoscevo ci sono miriadi di versioni modali con significati tutti diversi, uno per ogni preposizione, quando non ci sono due preposizioni! Poi ci sono i verbi che non conoscevo. E le parolacce: che ci si creda o no, ci sono! Certo non hanno molta fantasia qui, tutto (o quasi) ruota attorno al celebre vaffanculo, trasformato di volta in volta in verbo, aggettivo o sostantivo, ma hanno sviluppato tutta una gamma di parolacce adatte per ogni occasione. Dove sono Ronnie, Jane e Mike, i protagonisti del libro "You!"? Avrei da dirgli due paroline, ne ho imparate di adattissime.

mercoledì 17 febbraio 2010

Allarme!

Non era un giorno piovoso come un altro, non era la solita pioggerellina inglese su sfondo grigiastro. Pioveva a dirotto. Quale giorno migliore per l'allarme antincendio, visto che il punto di raccolta è allo scoperto? Così, sotto ombrelli o ripari improvvisati alla meglio con cartellette o giubbini, eccoci tutti raccolti nel parcheggio, mentre arrivano i pompieri con sirene e lampeggianti e la procedura dell'emergenza antincendio si mette in moto dispiegando tutti i suoi 5.35 minuti (medi) di organizzazione.
Avevo già avuto modo di conoscere la flemma inglese, quella capacità di rimanere disciplinati e tranquilli in ogni condizione, ma mi è scappato ugualmente un sorriso notando che molti, nella fretta dell'evacuazione, sono riusciti a mantenere il sangue freddo e a prendere con loro lo stretto indispensabile: la tazza di tè, siamo inglesi, per dio! Me li immagino sul Titanic che affonda: "Prego signore, prima lei!"

giovedì 11 febbraio 2010

Differenze

C'è un programma in TV nel Regno Unito che ha avuto un grandissimo successo, hanno trasmesso la quinta serie l'anno scorso e ce ne sarà una sesta. Un roba grossa, il titolo in italiano suona come l'apprendista, uno di quei programmi di cui tutti parlano il giorno dopo: un po' come il calcio in Italia, solo meno noioso e senza imbecilli che mettono a ferro e fuoco le città. Ah, anche senza corruzione degli arbitri, senza ingaggi milionari, senza il marciume degli sponsor e senza Processo del Lunedì. Ok, ora che ci ripenso non c'entra un cazzo col calcio. Però se ne parla sempre il giorno dopo. E poi genera anche alcuni tormentoni. Tipo "Sei licenziato" che è la frase ad effetto con cui si concludono tutte le puntate, tranne l'ultima che finisce con "Sei assunto!" Insomma, ripeto: una roba grossa. Il fulcro di tutto è il dispotico Signor Alan, un uomo ricco sfondato che ha cominciato come signor nessuno ma che poi s'è comprato la Amstrad, che fa selezione tra una squadra di candidati. Alla fine di ogni puntata, nella quale i concorrenti devono affrontare prove di tipo manageriale, il Signor Alan punta il dito sul più scarso e gli dice "Sei licenziato". L'ultimo che rimane vince un posto da dirigente nella sua azienda. Ma la tanto attesa sesta serie, programmata originariamente per Marzo come le elezioni politiche, è stata rimandata perchè Sir Alan ha assuno un incarico di governo come consigliere economico e, "sebbene lui abbia dichiarato che non considera questa carica come di parte (cioè che non appoggia politicamente il governo, ndr) mandare in onda la trasmissione durante le elezioni potrebbe mettere a rischio l'imparzialità". Quando l'ho letto ho pensato all'amata-odiata Italia e sono ammutolito.
Sir Alan è l'icona dell'imprenditore di successo, dell'uomo che si è fatto da solo: un po' come Berlusconi, a parte che non si è candidato alle elezioni, che non possiede la maggior parte del mercato pubblicitario e che è più simpatico. Ah, inoltre non ha processi pendenti, non ha avuto uno stalliere mafioso, non è stato beccato con prostitute e minorenni, non è amico di Gheddafi e non ci sono, almeno per ora, dubbi sull'origine delle sue fortune. Ok, adesso che ci penso, forse il paragone con il calcio non era poi così fuori luogo.

lunedì 18 gennaio 2010

Le meraviglie di Bristol

Se sei seduto al pub e all'improvviso vedi un po' di persone eccitate che si dirigono verso di te con carta e penna per l'autografo, i casi sono due: o sei famoso oppure sei seduto accanto ad un VIP e non te ne sei accorto. Io ero seduto accanto a (tenetevi forte) Justin Lee Collins. Vi state chiededo "e chi minchia è questo?" Be', me lo sono chiesto anch'io quando, voltandomi, ho visto quell'omone barbuto e sorridente vestito da cow boy lustrinato, ma pare che da queste parti sia una celebrità. Probabilmente, messo a confronto con bristolesi illustri come Paul Dirac e Cary Grant non fa proprio una grande figura ma gli avventori sembravano non preoccuparsene per niente e gli portavano uno dopo l'altro carta e penna per l'autografo.
Io, nel frattempo, me ne stavo seduto proprio di fianco a lui ignorandolo bellamente e mi sentivo un po' come quella volta a Londra in cui ho incontrato Jude Law. Con tutto il rispetto per l'amico Justin.

sabato 5 dicembre 2009

No Berlusconi day

Non è la prima volta che un post in questo blog insulso ha la presunzione di partecipare a qualche evento più serio della blogosfera. Era successo qui, ma anche qui. E la pretesa ancora maggiore è stilistica: l'idea è quella di non cambiare registro. Eccovi quindi un rapido scambio di battute tra me e un mio collega, perfettamente in tema con il No Berlusconi Day del 5 Dicembre e con il blog.
Il mio collega: "Com'è che si chiamava?"
Io: "Chi, il nostro presidente del Consiglio?"
Collega: "Eh, lui"
Io (un po' sorpreso): "Berlusconi, Silvio Berlusconi"
Lui: "Mmmh...", sfregandosi il mento e concentrandosi, "Non è quello delle puttane?"

mercoledì 2 dicembre 2009

Rudimenti di fisica

Tutto andava come al solito sul pullman, finchè il signore distinto che stava leggendo il giornale chiama il tizio seduto dall'altro lato e gli fa segno di togliere le cuffie.
Avremmo tutti dovuto capire che non avrebbe più potuto essere un viaggio facile, visto che il grasso signore distinto stava già mostrando da qualche minuto inequivocabili segni di irrequietezza. Immerso nella lettura del suo giornale ultraconservatore, mugugnava e squoteva la testa da quando era incappato nell'articolo a due pagine contro l'Unione Europea dal titolo "L'Europa ci tiene sotto controllo".
"Abbassa il volume", gli dice, "sento la musica fin qui". L'altro, un po' stupito e un po' irritato, traffica col suo iPod e si rimette le cuffie. Ma si sa, gli ultraconservatori di un certo calibro non son qui a farsi prendere per il naso, nè da un'Unione Europea qualunque nè tantomeno dalle classi inferiori i cui esponenti sono soliti infestare i mezzi pubblici all'ora di punta. Dopo qualche minuto, quindi, il grassone sbotta di nuovo all'indirizzo del disgraziato con le cuffie, dall'altro lato del pullman: "Ora abbassa quella musica, ok? E' da mezz'ora che vengo bombardato con la tua frequenza. Abbassa quella frequenza del cavolo! Se la sento io, la musica, vuol dire che la senti anche tu!"
E' da questo momento che la cosa diventa una discussione di gruppo: "io non la sento la musica", dice la signora seduta accanto al malcapitato; "La signora non la sente!" dice il malcapitato. "Non è lui, è quella ragazza", dice una signorina davanti al ciccione conservatore, che soggiunge: "in questo paese le cose stanno andando a rotoli", probabilmente considerando l'Unione Europea responsabile per una buona parte e le classi inferiori per la restante. "Lei è davvero maleducato" dice qualcuno, "Lei è davvero maleducato" risponde il pachidermico lord con quella voce da presa per il culo tipo "gne gne gne gne". Una ragazza dai lineamenti asiatici e dall'accento 100% british gli dice "E' gente come lei che rovina questo paese", "E' proprio quello che penso io della gente come lei che invade il nostro paese".
Non so come sia finita perchè, schifato, sono sceso due chilometri prima della mia fermata. Tra me e me pensavo: come cavolo si fa a confondere l'Ampiezza con la Frequenza?

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